sabato 7 febbraio 2015

Se ti abbraccio non avere paura

Al romanzo Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas, professore di scienze naturali e scrittore, Franco Antonello affida la storia del viaggio realmente compiuto in motocicletta nell’estate del 2010 insieme al figlio Andrea, un ragazzo con autismo: un percorso attraverso le Americhe, da Miami a Los Angeles e poi Messico, Panama, Costa Rica, Belize, Guatemala e Brasile; quindi dai ricchi Stati Uniti a paesi più poveri dell’America Latina. Ed è evidente come sia in questi ultimi che i due viaggiatori trovano maggiore arricchimento. In Italia Andrea stentava a relazionarsi con gli altri, veniva  isolato, mentre in America Latina, soprattutto in Brasile, lontano dalle società del benessere, le persone sembrano accoglierli e coinvolgerli con più naturalezza. Grazie agli incontri in questa fase del viaggio, Andrea matura una maggiore capacità di stare in mezzo alla gente. La nostra società è troppo frenetica per riconoscergli un ruolo e per dare possibilità di espressione a persone come lui.  Nella narrazione l’autore coglie anche la valenza simbolica del viaggio: un percorso di crescita che riguarda entrambi, padre e figlio, impegnati a sviluppare il loro rapporto, a conoscersi reciprocamente, condividendo e comunicandosi esperienze a dispetto dell’isolamento in mondi separati che l’autismo dovrebbe provocare. Alle base del viaggio c’è anche un bisogno di libertà da vivere insieme.

“L’idea di un grande viaggio ha cominciato a lavorare dentro, in silenzio. Come un virus… non sentivo il bisogno di un progetto dettagliato. Per Andrea le ore di ogni singolo giorno sono sempre un imprevisto: sarà così anche per me, e andrà come deve andare.”
I due si avventurano in un’esperienza fatta di imprevisti, che è il contrario della routine nella quale vivono le persone con autismo. Un viaggio impegnativo e per molti aspetti un azzardo, una scelta che contravviene ai consigli di qualsiasi medico, per le tante difficoltà di gestione di Andrea intimamente legate alle sue "stereotipie".

“PER COMUNICARE MEGLIO VORREI UN AIUTINO… UN CONSIGLIO DA PARTE TUA SAREBBE MOLTO GRADITO…
Tu mi credi normale rompi palle e maleducato, io sono sensibile diverso e molto solo
DAI, UN ALTRO CONSIGLIO SU COME TI DOVREI TRATTARE. VA BENE COME MI COMPORTO O…?
Papa per me è unico mi piacerebbe che andrea fosse unico per papa
TI SEMBRA NON SIA COSI?
Ho aspetti anche belli tu li conosci
CREDO DI NON CONOSCERLI TUTTI ANDREA. AIUTAMI, DIMMI QUALI SONO PER TE I PIU' BELLI…
No papà non è mio compito.”

L’esigenza di Andrea è di essere amato e riconosciuto come persona, nella sua originalità e unicità, nei suoi spazi e tempi di crescita. Questo fa capire che nuezQon bisogna avere fretta, o cercare scorciatoie nella relazione, ma occorre rispettare i tempi dell’altro per arrivare a comprenderlo. Vale l’ammonimento di Rousseau per cui “l’educazione è perdere tempo per guadagnarne”. 

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